Prestito con Delega Guardia di Finanza Caltanissetta

Prestito con Delega Guardia di Finanza Caltanissetta

Il Corpo della Guardia di Finanza (in precedenza Corpo della Regia Guardia di Finanza), abbreviato G. di F.[1], è una delle cinque forze di polizia italiane, avente però ordinamento militare, dipendente direttamente dal Ministro dell’Economia e delle Finanze.

Data la sua doppia identità quale forza di polizia e corpo militare dello Stato, il corpo ha la particolarità di essere parte integrante delle forze armate italiane, pur non essendo inquadrato gerarchicamente nel Ministero della Difesa.

La festa anniversaria della Guardia di Finanza, dapprima fissata il 5 luglio fino al 1965[2], venne definitivamente spostata al 21 giugno, in coincidenza con l’inizio della battaglia del solstizio, durante la prima guerra mondiale.

La nascita

La Guardia di Finanza è il corpo militare più antico dello Stato italiano: la troviamo già nel Regno di Sardegna, alcuni fanno risalire le sue origini alla legione truppe leggere, così come testimoniato dal decreto di nomina di Gabriel Pictet come primo comandante il 5 ottobre 1774 da parte di Vittorio Amedeo III di Savoia.[3] Il reparto di fanteria leggera dell’esercito sabaudo con compito accessorio del presidio delle frontiere, viene prima riordinato e poi sciolto con la creazione delle repubbliche sorelle napoleoniche nel nord Italia, successivamente ricostituito dopo la Restaurazione sotto il nome di legione reale leggera e sciolto definitivamente nel 1821.

Altri ancora affermano che il corpo abbia un omolog precedente nel corpo dei preposti doganali del Regno di Sardegna, organismo civile di matrice francese, che i regnanti transalpini mantennero dopo la caduta di Napoleone, e a cui era affidata la vigilanza per fini doganali dei posti di confine e della frontiera, dapprima contemporaneamente al reparto militare ricostituito e poi da solo.[4]

L’unità d’Italia

Dopo la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861, l’anno seguente la fusione degli organismi doganali dei disciolti Stati preunitari con i preposti doganali piemontesi determinò la nascita del Corpo delle Guardie doganali, da cui storicamente, può essere fatta risalire l’origine della odierna Guardia di Finanza. Nel 1881, con il cambio di dipendenza dalle dogane alle neo costituite intendenze di finanza, ne viene adeguata la denominazione in Corpo della Regia Guardia di Finanza, che risponde anche ad un progressivo aumento dei compiti d’istituto quale braccio armato dell’amministrazione finanziaria italiana. Una serie di riforme progressive e successive volte a migliorarne l’organizzazione e l’efficienza ne accentua da un lato l’autonomia dalla direzione generale delle gabelle (nell’ambito del ministero delle finanze) e dall’altro gli aspetti militari, sino alla completa militarizzazione avvenuta nel 1907, sancita dall’estensione dell’uso delle stellette, distintive dei reparti combattenti, sovrapposte alle tradizionali fiamme gialle. Le fiamme gialle erano concesse, senza stellette, anche alpersonale coloniale; gli ascari finanzieri si distinguevano inoltre per la fusciacca (“etagà”) gialla con bordi verdi e fiocco del tarbush o dellatachia verde e giallo.

In tempo di pace il corpo, pur non avendo ancora lo stato giuridico militare, fu sottoposto alla giurisdizione militare e a un regime disciplinare in gran parte mutuato da quello vigente per l’esercito, il cui regolamento di disciplina militare viene esteso alla G. di F. con legge del 12 luglio1908.[non chiaro] L’integrazione tra le forze armate dello Stato si completa con la concessione della bandiera di guerra con i regi decreti legge 2 giugno 1911 n. 325 24 dicembre 1914 n. 1409.

Prima guerra mondiale

La Guardia di Finanza partecipò alla prima guerra mondiale con un contingente di 12.000 finanzieri (il 40% dell’allora organico del Corpo), inquadrato in 18 battaglioni mobilitati e 4 compagnie autonome, impiegati sul fronte trentino, in Carnia, sull’Isonzo, sul Carso ed in Albaniacon organico, armamento ed equipaggiamento identico a quelli dei reparti alpini[5]. Altri “distaccamenti speciali”, invece, erano costituiti da finanzieri dei reparti di confine posti a disposizione dei reparti del regio esercito in prima linea, con compiti informativi e di esplorazione. Reparti di finanzieri sciatori si distinsero inoltre sull’Ortles e sulla Marmolada[6]; inoltre, se l’origine delle truppe d’assalto italiane nella prima guerra mondiale è controversa, è certa comunque la presenza in esse di finanzieri sin dalle prime manifestazioni della specialità.

I battaglioni del Corpo dipendevano, di solito, direttamente dai corpi d’armata e venivano distaccati di volta in volta ai comandi di settore divisionale per l’impiego in prima linea. Una seconda aliquota di finanzieri fu destinata alla difesa costiera, a cui parteciparono anche i reparti litoranei e le unità navali del Corpo, di cui le maggiori poste alle dipendenze della Marina Militare, dispiegate anche sul lago di Garda[7].

Il rimanente personale fu impiegato sul territorio nazionale con compiti politico-militari a tutela dell’economia di guerra e per la sicurezza interna del regno; in Libia e nel dodecaneso italiano, negli ordinari compiti di servizio e nella difesa costiera[8]. È doveroso ricordare che il primo colpo di fucile del conflitto fu esploso, nella notte tra il 23 e il 24 maggio 1915, da una pattuglia composta dai finanzieri Pietro Dell’Acqua e Costantino Carta, i quali respinsero il tentativo di alcuni guastatori austriaci di demolire il ponte di Brazzano sullo Judrio, il fiume che segnava il nostro confine orientale del 1866[9]. Negli anni di guerra si succedettero numerosi episodi di eroismo e dimostrazioni di operatività, nonostante alcuni rovesci militari delle nostre Armate. Le ingentissime perdite subite e la difficoltà ad alimentare i reparti con dei rincalzi, indussero il Comando Supremo nell’agosto 1916 a dimezzare il numero di battaglioni e compagnie autonome del Corpo, riducendo gli uomini al fronte ad un totale di 9.000[10].

Al momento del repentino crollo del fronte dopo la battaglia di Caporetto, i quattro battaglioni di finanzieri coinvolti si segnalarono per la compattezza mantenuta nelle azioni di retroguardia e nel concorrere a rendere ordinato, per quanto possibile, il ripiegamento dell’Esercito[11].

Quando venne costituita la prima difesa al nemico sulla via di Venezia, sulla destra del Piave Nuovo, tre battaglioni del Corpo ne entrarono a far parte: il VII, l’VIII ed il XX, i quali conteneroni gli attacchi sul Piave e parteciparono poi alla battaglia del solstizio. In particolare, il 21 giugno 1918 il VII battaglione mobilitato, dislocato sul basso Piave, si attestò in opposto territorio ed il successivo 5 luglio l’VIII battaglione, che lo rilevò, continuò le operazioni, che si conclusero brillantemente due giorni dopo[12]. Lo stesso giorno il XVI ed il XVIII battaglione iniziarono in Albania l’attacco contro le ardue e ben munite posizioni del Mali Viluscia, che conquistarono nei giorni successivi[13].

Dopo la fine delle ostilità, la Guardia di Finanza, oltre a provvedere alla vigilanza lungo la linea di armistizio ed all’organizzazione del servizio d’istituto nelle nuove province annesse, inviò reparti in Dalmazia, in Albania ed in Anatolia, facenti parte dei rispettivi corpi di spedizione, mentre due compagnie furono autorizzate a permanere a Fiume occupata dai volontari di Gabriele D’Annunzio, uniche unità regolari incaricate della protezione della popolazione civile e del controllo dell’area portuale[14].

I fatti d’arme in cui il valore dei finanzieri fu maggiormente esaltato nel corso del conflitto, sono simbolicamente riportati sulla freccia della Bandiera di Guerra, sulla quale sono incisi i nomi delle località geografiche: «Ala, Monte Croce Carnico, Podgora, Monte Sei Busi (1915); Monte Sperone, Costesin Val d’Assa, Val d’Astico, Monte Cimone, Carso (1916); Osum e Piave Vecchio (1917), Due Piavi e Mali Viluscia (1918)».
L’albo d’oro dei caduti e dei decorati testimonia la tenacia e l’abnegazione delle Fiamme Gialle: su un totale di circa 12.000 finanzieri mobilitati, 2.392 furono i caduti, 500 i mutilati e gli invalidi e 2.600 i feriti. Ai finanzieri furono concesse nell’arco del conflitto 141 medaglie individuali d’argento al Valor militare (41 delle quali alla memoria), 261 di bronzo, 224 croci di guerra al Valore (di cui 53 alla memoria) e 136 promozioni per merito di guerra[15].

La coraggiosa condotta del VII battaglione durante la prima guerra mondiale fu riconosciuta con la concessione alla Bandiera di Guerra di una medaglia di bronzo al Valor militare, con R.D. del 31 ottobre 1920, con la seguente motivazione:

« Per il valore con cui contrattaccò il nemico soverchiante per numero e per mezzi ostacolandone l’avanzata e per lo slancio dimostrato in aspre giornate di battaglia »

.Piave, dicembre 1917, giugno-luglio 1918.

Una seconda medaglia di bronzo al Valor militare è stata concessa al Corpo con R.D. del 3 novembre 1921:

« Per il generoso contributo di sangue, di valore e di abnegazione dato durante la guerra, e per le virtù militari spiegate dai componenti del Corpo e da alcuni reparti, degni compagni in aspre prove di quelli dell’Esercito »

. Guerra italo austriaca, 24 maggio 1915 – 4 novembre 1918.

Primo dopoguerra

Gli anni venti segnano un periodo di profonda riorganizzazione per la Guardia di Finanza che viene ordinata secondo il modello territoriale dei Reali Carabinieri, con l’innovazione determinata dall’istituzione nel 1923 della polizia tributaria investigativa, quale contingente specializzato e componente di punta del Corpo, che segna il progressivo spostarsi del fulcro dell’attività di servizio dagli originari compiti di polizia daziaria e doganale alla sorveglianza della totalità degli aspetti tributari nazionali.

Contemporaneamente si costituisce, nell’ambito del Ministero, l'”Ufficio tecnico centrale per la Polizia Tributaria Investigativa“, retto da un generale della Guardia di Finanza.

Seconda guerra mondialeIl rendimento militare mostrato nel corso della grande guerra viene rinnovato con le prove di abnegazione mostrate durante la seconda guerra mondiale, culminate con la liberazione di Milanoe dall’opera di contrasto al contrabbando, dapprima terrestre e poi via mare, soprattutto nell’immediato secondo dopoguerra italiano.

Anni ’40 e ’50

Ricostruzione post bellica, sviluppo economico, liberalizzazione degli scambi internazionali e i primi accenni di un processo di integrazione europea portano il sistema tributario italiano a un nuovo assetto. La riforma dell’imposizione fiscale ad opera del ministro Vanoni e il ruolo ormai determinante assunto nel sistema dall’imposta generale sulle entrate rendono necessario un profondo mutamento del sistema di repressione dell’evasione fiscale.

Il 2 maggio 1949, alla presenza dei ministri Ezio VanoniGiuseppe Pella e Ugo La Malfa, il comandante generale inaugura presso l’accademia del Corpo il primo corso per verificatori contabili, diretto dal professor Cesare Cosciani, al quale sono destinati ufficiali del Corpo e funzionari dell’amministrazione finanziaria. Da tale momento la preparazione all’attività di polizia tributaria diviene il tema centrale dell’addestramento di formazione e di perfezionamento per gli ufficiali ed i sottufficiali. Segue un periodo di intenso ammodernamento. Nel giro di pochi anni, vengono radicalmente trasformati il naviglio, il parco automobilistico e l’organizzazione delle telecomunicazioni; viene istituito il servizio statistico, dotato di un centro meccanografico, e il servizio cinofili per l’allevamento e l’addestramento dei cani anticontrabbando.

Negli stessi anni, viene stabilito l’impianto generale del Corpo basato sulla legge 23 aprile 1959, n.189 che ne fissa i compiti istituzionali, successivamente adeguati da specifici provvedimenti settoriali attributivi di determinate competenze.

Caratteristiche peculiari

Il Corpo rappresenta un unicum nel panorama delle forze di polizia del mondo, infatti altri organismi che hanno condiviso nascita e sviluppo paralleli e similari, anche in relazione ai diversi assetti istituzionali ed alla diversa tradizione dei paesi di appartenenza, hanno assunto caratteri molto differenti. Nato come componente di polizia dell’amministrazione doganale, secondo un modello di matrice francese (che subentrò all’inefficiente sistema combinato di affido ad agenti privati della riscossione dei dazi e a reparti militari del controllo delle frontiere in funzione anticontrabbando, tipico dello stato sabaudo) ha subìto una evoluzione del tutto peculiare, anche per la volontà governativa di privilegiare il potenziamento di una organizzazione preesistente alla creazione di nuovi organismi di controllo, mano a mano che si complicava il quadro del sistema tributario nazionale.

A ciò non fu estranea la tradizionale impostazione cavouriana di parziale coesistenza e contrapposizione degli organi istituzionali, necessaria in uno stato ancora debole quale quello italiano di recente unificazione, non solo al fine di salvaguardane l’integrità, suddividendo competenze ed attribuzioni in modo che ogni ufficio dovesse appoggiarsi ad un altro per completare il proprio lavoro, di cui non risultava quale unico depositario, ma anche di amalgamare, per quanto possibile, le diverse estrazioni e tradizioni culturali dei componenti le burocrazie degli stati preunitari.

Ancora oggi, infatti, il lavoro svolto in campo poliziesco è in tutto eguale a quello delle altre forze di polizia, si può però osservare, nel campo delle funzioni di polizia economico finanziaria, una linea di faglia tra il ruolo di organo segnalatore proprio della Guardia di Finanza e quello di organo di definizione ed accertamento tipico delle varie branche del Ministero dell’Economia delle Finanze, che si occupano di riesaminare l’attività di servizio del Corpo e di decidere sussistenza quantità e qualità delle sanzioni da irrogare.

A differenza di quanto accaduto, ad esempio, in Francia, dove la guardia doganale rimase una branca specializzata dell’amministrazione omonima, fu deciso di dare un assetto autonomo ed unitario alla Guardia di finanza, che fu posta, e lo è ancora adesso, alle dipendenze dirette del capo del dicastero e non nell’ambito del ministero delle finanze stesso. Anche l’adozione di un inquadramento militare rispondeva all’esigenza di garantire l’indipendenza della compagine del Corpo dagli uffici a beneficio dei quali svolgeva l’attività ispettiva, aggiogando nel contempo i finanzieri ad un sistema disciplinare più pesante, che poteva assicurare una maggiore integrità morale dei componenti. Il carattere militare, inoltre, permetteva di conferire al Corpo quel carattere di guardia di frontiera ai confini di terra e di mare, che avvicinava l’istituzione ai modelli organizzativi degli Stati del centro Europa, carattere affievolitosi solo negli ultimi anni, auspice anche il processo di unificazione europea, a favore di altri organismi quali le specialità polizia di frontiera della Polizia di Stato e guardia costiera, delle Capitanerie di Porto.

In sostanza l’opzione scelta, quella di concentrare, nel tempo, più funzioni ispettive nella Guardia di Finanza a scapito degli uffici ai quali è stata affidata la prosecuzione amministrativa degli atti, anziché dare vita a più organismi, aveva la ragione pratica di contenere le spese necessarie a dare vita a nuovi improvvisati complessi, spesso estranei alle tradizioni delle amministrazioni peninsulari, salvaguardando i risultati, affidati ad un organo già collaudato. Ultimamente tale impostazione è stata in un certo qual modo persa di vista, anche in ragione della progressiva complicazione del quadro normativo di riferimento, e all’azione ispettiva del Corpo si è affiancata l’attività anche ispettiva di molteplici articolazioni investigative create in seno alle rinnovate authority ed agenzie, come quelle fiscali, in primis l’Agenzia delle Entrate, dei dicasteri che beneficiavano dei servizi svolti dalla Guardia di Finanza.

Competenze e funzioni

Tra i compiti del corpo, riordinati con il d.lgs 19 marzo 2001 n. 68, vi sono principalmente funzioni di polizia tributaria, agisce anche come polizia giudiziaria e pubblica sicurezza comuni alle altre forze di polizia, possiede anche poteri di polizia militare e anche speciali (ed esclusivi) di polizia tributaria.[16] La nozione giuridica di polizia tributaria è precisata dalla legge 7 gennaio1929, n. 4, che riordina organicamente la materia della repressione delle violazioni finanziarie. Ai sensi della legge 23 aprile 1959 n. 189, che ne definisce l’ordinamento.

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